Il rispetto.
Il rispetto.
Erano in otto,
eravamo vicino ad un bosco,
io esponevo le mie idee,
parlavo di guadagnare tutti uguali,
perchè gli uomini erano tutti uguali,
poi qualcuno disse,
tu non sei uguale a noi,
sei un debole,
ti piacciono le poesie,
leggere libri,
tendi a non fare a botte,
e mentre fumava mi spense la sigaretta su una coscia,
io mi allontanai,
ma non piansi per il dolore;
quando fui giunto ad una certa distanza,
una trentina di metri,
vicino ad una montagnetta di pietre aguzze,
taglienti e piatte,
mi fermai;
lì vedevo ridacchiare fra loro,
mi consideravano un coniglio,
un pollo...
Io comincia a raccogliere pietre,
e scagliargliele,
da quella distanza,
ero abbastanza bravo in questo.
Un paio di teste schizzarono sangue,
qualcuno zoppicò per le ginocchia colpite,
ero una furia,
lanciavo con una sequenza impressionante,
quanto a loro,
non ci provarono nemmeno ad avvicinarsi,
ad accorciare la distanza...
Me ne andai,
qualcuno dei loro genitori venne a casa,
si lamentò con mia madre perchè
al figlio avevano dovuto mettere dei punti,
mia madre mi riproverò,
ma non sapeva tutta la storia completa,
ne' gliela dissi,
non sarebbe servito a niente...
Poco tempo dopo li incontrai,
gli otto,
portavo sempre delle pietre aguzze in tasca,
e si vedevano le tasche rigonfie,
mi guardavano,
ma non si azzardavano ad avvicinarsi,
fino a quando non portai più le pietre,
ma non si avvicinarono lo stesso,
e se mi incontravano cambiavano strada,
anche se alcuno era di famiglia
malavitosa,
penso che in un certo senso mi guadagnai il rispetto,
che è un pò quello che tutti noi dovremmo fare nella vita,
senza tirare pietre,
se possibile,
con ogni mezzo necessario,
se necessario...
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