Socialimperialismo!
I social hanno introdotto questa faccenda dell'immediatezza nell'approvazione di quello che scrivi o dici. Uccidendo la scrittura o le conferenze. Oddio, se fai una conferenza in streaming, persino questa entra in crisi di studio e meditazione. L'ego dell'essere umano è la trappola perfetta, i social il suo finto marketing, l'approvazione la sua bolla di tranquillità. Like. Sei approvato, ti stampano l'etichetta di attendibilità. Nessun like, disapprovato, quello che dici o scrivi non vale niente. Io non voglio farmi fregare, ma per esprimere queste considerazioni, per comprendere il meccanismo dopaminico, logicamente ne ho condiviso il percorso. E lo studio. Per questo spesso posto quello che voglio scrivere o dire senza preoccuparmi troppo delle reazioni. Ossia, le reazioni mi interessano, ma non interagisco più di tanto, perchè il vero scopo dei social è costringere a trascorrere l'intero tempo libero su internet con conseguenti costi economici individuali e di energia. Volendo ribaltare la metafora del lavoratore che accetta le innovazioni tecnologiche senza rendersi conto che in questo modo sta favorendo la sua più rapida esclusione dai cicli produttivi, io mi servo dei social per propugnarne un uso più lento e morigerato. Non importa se vi leggeranno o ascolteranno in meno. Scrivete e parlate a voi stessi, senza aspettative. E ignorate i commenti offensivi o negativi. Accettate le critiche solo se costruttive: gli insulti cancellateli. Ogni insulto per uno che vuol comunicare qualcosa è una medaglia al valore e un'autoqualificazione del livello di chi vi insulta.
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