Defibrillatori...
La notizia che Bove, un calciatore italiano che a causa dell' impianto di un defibrillatore sottocutaneo è dovuto andare a giocare all'estero, in Inghilterra e ieri ha segnato, mi ha reso felice . Come del resto la vicenda di Eriksen, ex Inter, anche lui all' estero ed è tornato in nazionale. E questo perché le regole fasciste basate sul concetto di superomismo superatletico, della nostra medicina sportiva, che vietano a questi atleti di giocare nei nostri campionati, non sono basate su evidenza scientifiche. Ma su pregiudizi ideologici. Defibrillatore? Basta, sei un disabile, non puoi giocare nel campionato dei superatleti. Il campionato dei superatleti che non è riuscito neanche a portare la nazionale alla qualificazione ai mondiali. Capito i superatleti. Chi ci ha eliminato aveva come capitano Edin Dzeko, un uomo di 40 anni che ha mostrato più cuore di tutti i cuori privi di cuore dei nostri giocatori superatleti buoni solo a farsi foto degli addominali da mostrare su Instagram . A dirigere la loro disfatta uomini, allenatore e dirigenti, con una mentalità piena di arroganza e supponenza, tutte doti che risalgono all' epoca dei salti nei cerchi di fuoco. Incapaci persino di un gesto simbolico consistente nel non stringere la mano ai giocatori israeliani. Si rendano conto di quello che sta facendo il loro paese. Che a momenti ci battono pure. Noi non facciamo politica, la politica non c' entra con lo sport! Si sono affannati a dire. No, voi la fate non facendola. La politica c' entra eccome e infatti può decidere di cambiare i dirigenti. E di cambiare le regole. Il cuore, defibrillatore o meno, devi averlo nel centro dell' anima. Tutto il resto è tattica. Ma come abbiamo visto, non basta. Non basta mai. Forse abbiamo bisogno di più cuori con defibrillatore e più sentimenti...
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