Applausi, ora
Abbiamo visto le grottesche immagini di Kim Jong Un applaudito al suo ingresso nel parlamento della Corea del Nord e ho letto tutti i commenti ironici del caso sui social. Tipo, per sicurezza ho applaudito anch'io, oppure, il primo che smette di applaudire viene messo al muro. Tutto vero, tutto condivisibile. Ma pensiamo veramente che noi occidentali siamo liberi perché possiamo dire quello che pensiamo sui social? Questo cambia la realtà del fatto che nei nostri regimi democratici siamo veramente liberi perché possiamo fare l' apericena, mangiare la pizza il sabato sera e comprare a buon mercato il Tadalafil? O comprarci la nostra dose quotidiana di cocaina? È questa la libertà di pensiero o in generale, oppure solo l' esecuzione di un vasto catalogo di calmanti sociali pari agli psicofarmaci che prendiamo tutti i giorni per riuscire a sopportare una vita che il lavoro, questo grande privilegio, ci ruba ogni giorno della nostra vita? In un sistema in cui pochi detengono molto e una certa maggioranza vive nella speranza vana di diventare ricca per potersi drogare meglio, un drogarsi più di qualità? Bukowski in una poesia degli anni 50 in America raccontava che viveva in un quartiere di drogati. Sembrava gente normale eppure si drogavano tutti i giorni. Viviamo in una variante visibilmente più ludica di Corea del nord. E i ricchi che hanno fatto soldi fottendo gli altri, dormono su 4 guanciali. Perché sono quelli che incassano i proventi delle droghe. Di tutte le droghe. Applausi ora.
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